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  >  curiosità e lo sai che   >  Bomarzo: bosco sacro o mostruoso?

«VOI CHE PEL MONDO GITE ERRANDO VAGHI

DI VEDER MARAVIGLIE ALTE ET STUPENDE

VENITE QUA DOVE SON FACCIE HORRENDE,

ELEFANTI, LEONI, ORSI, ORCHI ET DRAGHI.»

 

 

Un pò di storia…ci vuole.

Il Bosco fu costruito fra il 1552 e il 1580, su progetto dell’architetto e antiquario Pirro Ligorio.

Commissionato  dal principe Pier Francesco Orsini (detto Vicino Orsini) che chiamò il parco semplicemente “boschetto”, dedicandolo  a sua moglie, Giulia morta nel 1560. «Sol per sfogare il core» fece costruire il parco e le dedicò il tempietto del Vignola

Il Sacro Bosco è un progetto artistico, filosofico e scultoreo unico al mondo.  Qui infatti non c’è più la geometria tipica dei giardini rinascimentali, non esiste simmetria, l’ordine non ha alcun senso, la prospettiva è cancellata, il rigore è beffeggiato. Qui la sola regola che conta è la regola dello stupore. Quello stupore offerto da gigantesche sculture scolpite nella roccia vulcanica nel luogo esatto dove la natura le ha depositate e nascoste sotto una vegetazione rigogliosa. La disposizione attuale però non è quella originaria.

Inutile cercare un’interpretazione univoca e inequivocabile delle opere scolpite. Ciascuna può essere interpretata secondo molteplici significati.

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Passeggiando fra le sculture

Con in mano la cartina, inizia il tuo percorso nel Bosco.

Appena si entra si è accolti dalle Sfingi di fronte a voi (modello classico e egiziano) che stanno di guardia e accolgono il visitatore con due iscrizioni:

L’iscrizione a sinistra recita:

«CHI CON CIGLIA INARCATE ET LABBRA STRETTE                 «Chi non attraversa assorto e in silenzio

NON VA PER QUESTO LOCO, MANCO AMMIRA                    questo luogo, non apprezza neanche le famose

LE FAMOSE DEL MONDO MOLI SETTE»                                    sette meraviglie del mondo.»

Quella a destra:

«TU CH’ENTRI QUA PON MENTE PARTE A PARTE                  «Tu che entri qui rifletti attentamente

ET DIMMI POI SE TANTE MARAVIGLIE                                     e poi dimmi se tutte queste meraviglie

SIEN FATTE PER INCANTO O PUR PER ARTE»                          siano fatte per sbalordire oppure per arte»

Proseguendo, noi siamo andati prima a sinistra, abbiamo visto Prometeo-Glauco, lì finisce il bosco, quindi si torna indietro.

Scendendo delle scale sulla destra ti trovi davanti  Ercole e Caco o la gigantomachia.

Denominato anche “il Colosso”, è la più grande statua presente nel Parco. Rappresenta la lotta di due giganti, identificati come Ercole e Caco. Intorno a loro, alcune figure di guerrieri ormai erose dal tempo e accanto un’iscrizione in endecasillabi che esalta il gruppo statuario:

«SE RODI ALTIER GIÀ FV DEL SVO COLOSSO                                         «Se Rodi si vantò del suo Colosso

PVR DI QVEST’IL MIO BOSCO ANCHO SI GLORIA                                 Anche il mio bosco si gloria di questo

E PER PIV NON POTER FO QVANT’IO POSSO.                                 e non potendo di più, faccio quel che posso.»

Quasi del tutto cancellato.

Il gruppo della Tartaruga e della Balena

Avanzando  si trova questo gruppo formato da una grossa tartaruga, sul cui guscio tondeggiante è collocata la statua di una Nike, e una grossa balena (sulla sinistra) che emerge dalla terra. (poco riconoscibile per la verità) I due animali sembrano fissarsi reciprocamente. La tartaruga è simbolo di stabilità e di longevità, rappresenta l’unione tra la terra e il cielo. Il gruppo scultoreo è infatti il passaggio verso la purificazione e la donna alata è l’apice di questa trasformazione.

Di fronte alla tartaruga c’è la  Fontana di Pegaso dove il cavallo simboleggia la passionalità e dell’impetuosità istintiva che può essere dominata dalla volontà spirituale dell’uomo rappresentata dalle sue ali. Vicino l’ “Albero-statua”, un tronco di larice scolpito su un masso ( sulla destra avanzando).

Il Ninfeo  è un grande ambiente  che ricalca i ninfei d’età greco-romana, decorato con le figure delle tre Grazie e di tre ninfe. Di fronte c’è  una fontana ornata da figure di delfini.

Si giunge poi davanti al Il Teatro un altro ambiente di matrice classica. Si tratta della riproduzione in piccolo di un’esedra del palcoscenico. Di fronte una fila di colonne.

Poi la strepitosa casa pendente.

Usciti “indenni” dalla casa, salendo pochi scalini ti trovi nel  Piazzale dei vasi, con Nettuno e la ninfa dormiente

Il grande piazzale è scandito da enormi vasi in pietra, un tempo ornati da iscrizioni oggi non più leggibili.

La maestosa statua di Nettuno, dio dei mari, è adagiata su un letto d’acqua come le divinità fluviali d’epoca romana ,con un delfino tra le braccia. La ninfa dormiente è sulla sinistra .

Tornando indietro si passa davanti a  Cerere. Dea delle messi e madre di Proserpina, è rappresentata come una gigantesca donna recante un cesto di spighe sul capo e nelle mani una fiaccola e la Cornucopia.

Davanti a te scopri poi L’elefante Un maestoso elefante che reca sulla schiena una grossa torre e nella proboscide tiene un legionario romano, quasi a volerlo stritolare. Sembra un riferimento all’impresa di Annibale durante le Guerre puniche.

Ricorda anche i quadri di un grande artista surrealista. Hai capito chi? Te lo diciamo dopo…

Lì di fianco c’è Il drago, ma soprattutto c’è la figura più celebre del Bosco: L’orco

Un grande faccione di pietra con la bocca spalancata, sulle cui labbra si legge la scritta OGNI PENSIERO VOLA. È una camera scavata nel tufo alla quale si accede per mezzo di alcuni gradini: all’interno sono collocate delle panche e un tavolo. La forma interna dell’ambiente fa sì che le voci e i suoni rimbalzino sulle pareti creando una eco dall’effetto spaventoso.

Oggi sulla bocca dell’orco risaltano le parole «Ogni pensiero vola», ma la scritta originaria era ben diversa, e rimandava proprio al viaggio dantesco: «Lasciate ogni pensiero voi ch’intrate».

Foto di rito per poi proseguire verso  Il vaso gigante, la panca etrusca e l’ariete

Il triclinium etrusco o romano, collocata dentro una nicchia che riporta la seguente iscrizione in versi:

«VOI CHE PEL MONDO GITE ERRANDO VAGHI

DI VEDER MARAVIGLIE ALTE ET STUPENDE

VENITE QUA DOVE SON FACCIE HORRENDE,

ELEFANTI, LEONI, ORSI, ORCHI ET DRAGHI.»

Salendo gli scalini  si trova Proserpina, Cerbero e il piazzale delle pigne

La figura della regina dell’Ade, molto rovinata, è rappresentata come una donna a braccia aperte, la cui veste è in realtà un’ampia panca su cui è possibile sostare. A pochi passi da lei è Cerbero, il cane dotato di tre teste a guardia dell’Oltretomba. Alle spalle delle due figure si trova il piazzale delle pigne, così denominato perché delimitato da sculture che riprendono il Pignone assieme ad altre a forma di ghianda.

Echidna, la Furia e i leoni

Di fronte al piazzale delle pigne si trovano due mostruose sculture affrontate. Echidna è ritratta come una colossale donna con due code di serpente al posto delle gambe, simile all’iconografia medievale della sirena; la Furia è invece una donna con coda e ali di drago. Tra di loro sono accucciati due leoni, figli di Echidna e presenti nello stemma di Viterbo.

Salendo altre scale si trova il delizioso tempio.Leggermente isolato rispetto al percorso principale del Parco si trova una singolare costruzione, un piccolo tempio che in realtà fu costruito vent’anni dopo rispetto al resto del Parco in onore della seconda moglie di Vicino Orsini, una principessa Farnese. Il tempio riprende forme architettoniche di diverse epoche, quella classica (frontone, colonnato e vestibolo) e quella rinascimentale (cupola). Quest’ultima ha la particolarità di essere stata modellata sulla base di quella di Santa Maria del Fiore a Firenze. L’interno è in realtà costituito da una piccolissima aula circolare, nella quale la famiglia Bettini, che ha restaurato il complesso, ha posto una lapide alla memoria di Tina Severi Bettini, deceduta anche a causa di una contusione durante i lavori di ripristino del parco.

 

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La casa pendente: esperienza da provare

Una delle maggiori attrattive del Parco, è un piccolo edificio costruito su un masso inclinato e perciò volutamente pendente; la particolarità è che gli interni hanno una pendenza irregolare (il pavimento non è a 90° rispetto ai muri), causando smarrimento e perdita dell’equilibrio in chi vi entra. Si ritiene che originariamente l’entrata del Bosco fosse esattamente di fronte alla casa pendente.

Su una delle facciate della casa è ancora leggibile l’iscrizione:

«ANIMUS QUIESCENDO FIT PRUDENTIOR ERGO»              «L’animo tacendo diviene più assennato.»

Entrarci è una vera e propria prova di equilibrio. Dentro tutto sembra storto e la testa inizia a girare. ATTENZIONE!

 

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Personaggi illustri al Bosco

Nel 1948 il parco fu visitato da Salvador Dalí che per l’occasione si fece inquadrare in pose originali tra i principali monumenti e definì il luogo un’invenzione storica unica.

E’ il 1938 quando Salvador Dalì arriva in Italia per visitare questo singolare bosco. Parte dall’America e giunge qui a Bomarzo, dove trova il bosco in uno stato di totale abbandono: vi ci pascolano infatti solo le pecore, ed i pastori, analfabeti, davvero credono che quelle creature mostruose siano state vomitate dalla Madre Terra per spaventare gli umani.

Da questo momento di abbandono il Bosco ha preso il nome dei Bosco dei Mostri.

Dalì ne rimane talmente affascinato, definendolo un’invenzione storica unica, che dieci anni dopo torna per girare un cortometraggio. Il cortometraggio, disponibile in rete , è in bianco e nero, e mostra il pittore nel Bosco Una voce fa la telecronaca con il tono e il linguaggio tipico del tempo. Vai a vederlo!

Daliì da questa visita ne rimase talmente impressionato che fu da ispirazione per il celebre dipinto ” La tentazione di Sant’Antonio” del 1946. Guarda il quadro, riconosci un pò lo stile dell’elefante che ti dicevamo sopra, come anche le figure femminili ?

Due anni più tardi anche il regista Michelangelo Antonioni seguì l’esempio di Dalì, girando La villa dei mostri.

 

                                                                                                                                                                              Torna all’indice

Info e consigli  per la visita

Dove si trova: Bomarzo

Orari: Il Parco è aperto tutti i giorni dell’anno con orario continuato. ( 09:00/17:00 -09:00/19:00)

Biglietti: € 13,00 adulto

Per tutte le info consulta il sito  Qui

 

 

All’interno ci sono i servizi. C’è anche un ristorante e una zona attrezzata .

Il percorso nel Bosco è ben distinto e la visita dura circa un’ora. Si può accedere anche con il passeggino.

Alla biglietteria forniscono la mappa ma se vuoi puoi scaricarla qui

ti consiglio di stampare anche le descrizioni che trovi nell’articolo, così sai quello che stai vedendo.

Buona  esperienza nel Bosco Sacro di Bomarzo!

 

 

Visto che sei in zona puoi vedere anche:

Sant’ Angelo in borgo delle fiabe

Celleno il borgo fantasma

 

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